Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

Coguaro Rosso Parlante

In una giornata di fine maggio del 2010 su il manifesto è apparso un articolo di una delle principali firme del quotidiano comunista, Alessandro Portelli, dal titolo “Enti inutili: il Museo della Liberazione”. Portelli, con sagace ed indignato sarcasmo, commenta l’inclusione del museo di via Tasso tra i cosiddetti enti inutili ad opera del ministro dell’economia del terzo governo Berlusconi.
Premessa: noi a quel museo, che sorge nel già ufficio culturale dell’ambasciata germanica divenuto poi sede romana della Gestapo e carcere nazista tristemente noto, teniamo molto. Alcuni di noi hanno dedicato a via Tasso passione e lavoro, negli anni passati. La sensazione di assurdo che ci pervade ogni qual volta qualche berlusconiano ministro ne paventi la chiusura è panica. Ma, crediamo, è piuttosto improbabile che un istituto come quello verrà chiuso. Checché se ne dica, molte persone comuni (giovani, vecchi e anche medi) si opporrebbero ad una eventuale chiusura; nell’italico immaginario collettivo repubblicano via Tasso ha una funzione identitaria troppo marcata perché possa, incruentemente, chiudere i battenti per ragion di Stato. Anzi, tutto sommato potrebbe anche accadere che di fronte alla minaccia, dalla parte di via Tasso (come luogo e come metafora) ci finiscano più persone di quelle già presenti. Inoltre, come già in passato, il museo ha dalla sua molti estimatori che seggono in parlamento e che probabilmente reagirebbero al tentativo dei ministri cattivi minacciandoli di porre fine alla pax parlamentare berlusconiana, brandendo un cellulare. Al presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che subito si è levato in difesa del museo, si sono uniti, udite udite, la governatrice del Lazio, Renata Polverini ed anche il sindaco Alemanno in un compatto fronte istituzionale.
Una chiusura ci sembra quindi piuttosto inverosimile, non ne siamo realmente preoccupati. Sarebbe come chiudere una chiesa perché è un ente inutile e tutti sanno che le chiese gli Stati non le chiudono mai. Visto che non siamo preoccupati, possiamo parlare di altri punti che fanno capolino dall’articolo pubblicato sul quotidiano comunista dal principale “storico orale” italiano.
Il tono generale è pervaso da un vittimismo davvero stucchevole. Chi l’ha usato è forse uno di quei pellirossa americani che si alcolizzano nelle riserve in cui i bianchi europei ribattezzatisi statunitensi li hanno confinati? Oddio, è pur vero che il principale “storico orale” italiano è uno stimato professore ordinario di letteratura americana dell’Università di Roma “La Sapienza”, che tiene corsi sulla letturatura statunitense non bianca; quindi forse s’è un po’ immedesimato nella parte. Ed è anche vero che la storia orale è stata diffusa in Italia grazie allo sforzo di intellettuali militanti che, rispetto all’ortodossia storiografica italiana, un po’ indiani lo erano davvero. Però, contrariamente agli apache o ai sioux, gli indiani della storia dal basso ora insegnano all’università, dirigono istituti, per qualcuno di loro, come al Nostro, ogni tanto ci scappa pure qualche carica istituzionale. Ad esempio, Alessandro Portelli, aka Coguaro Rosso Parlante, nel 2002 (anno secondo dell’era veltroniana) è stato il primo Consigliere delegato del Sindaco di Roma per la tutela e la valorizzazione delle memoria storiche della città, primo comune in Italia a dotarsi di tale figura. Questo induce a due considerazioni. La prima è che gli indiani, oltre a non avere cattedre, di solito non partecipano della politica istituzionale dei bianchi; non presiedono rinomati circoli culturali né fanno parte dei consigli direttivi di istituti di ricerca pubblici a Washington; non scrivono su testate nazionali né per case editrici di grande spolvero. Quindi, se Agatha Christie non aveva torto, abbiamo ampiamente una prova che Coguaro Rosso Parlante non sia davvero un indiano d’America e, forse, dovrebbe smettere con queste suggestioni. Inoltre, visto che tra i tanti motivi per cui non è davvero un indiano d’America c’è quella carica istituzionale di qualche anno fa, perché qualche anno fa non s’è fatto qualcosa di concreto per via Tasso (tipo, per dirne una, rafforzare con dei finanziamenti la funzione di istituto di ricerca)? O, per dirne un’altra, organizzare per le scuole romane dei viaggi a via Tasso (per arrivarci basta un autobus) piuttosto che ad Auschwitz? Il motivio potrebbe essere nel fatto che, in quegli anni, le istituzioni romane della memoria si arroccavano in una casa per difendersi dai ministri cattivi, erano tutti molto impegnati. Inoltre lo stesso presidente del museo ha, con apprezzabile lucidità, commentato la faccenda definendola “un’ottusità amministrativa”, non una persecuzione politica contro degli indiani.
Coguaro Rosso Parlante, col suo sagace ed indignato sarcasmo si mette anche a parlare, in difesa del Museo storico della Liberazione di Roma, di soldi: “[…] ci lavoravano tutti gratis meno il custode. Quasi immorale, si direbbe”. Di lì, uno si immagina il tono di quel “quasi immorale, si direbbe”, il gesto ampio della mano a sottolineare la audace ironia delle parole, tutti i sorrisetti compiaciuti per la sagacia della battutona dei lettori del quotidiano comunista e del blog del Coguaro Rosso Parlante. Mentre i lettori si compiacciono, pensano anche che non sia effettivamente immorale lavorare gratis? Perché così, a occhio, lavorare gratis morale, morale non è. Possiamo dirlo con certezza, perché la maggior parte delle volte lavoriamo gratis e non andiamo a dormire pensando “Per bacco, com’era giusta ’sta cosa di lavorare gratis!”. Qualcuno di noi, inoltre, ha anche lavorato gratis per il Museo storico della Liberazione di Roma e per il Consigliere delegato. Lavoriamo spesso gratis, non avendo poi lo stipendio di uno stimato professore ordinario dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”; lavoriamo spesso gratis e basta. Che c’è di così diverso, da un punto di vista semantico, nell’affermare la moralità del lavoro gratuito, caratteristica dominante delle inique condizioni di impiego che i governi italiani ci propongono da anni, e le altre cose che i ministri cattivi si propongono di fare da anni con gli enti con meno di venti dipendenti? Che poi, a ben guardare, le persone che lavorano nella casa arroccata per difendersi dai ministri cattivi di cui sopra, hanno dei contratti da precari con una delle tre o quattro aziende che hanno monopolizzato l’impiego nelle strutture culturali romane (inizia per z e finisce per a).
Il dubbio conclusivo è, dunque, su chi sia effettivamente indiano e chi invece cowboy. Ai posteri l’ardua sentenza.

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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