Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

Twice upon a time

C’era una volta una storia, una bella storia. Una storia bellissima, piena di stranezze. Quella storia è fatta di molte storie: avventure africane, viaggi attraverso l’Oceano Indiano ed il Mar Mediterraneo, racconti di pescatori e marinai. Una storia di bambini felici ed infelici, di fiabe nere e favole della buonanotte. Una storia di lotta, segreti, cospirazioni, spie, guerra; una storia di galere e violenza, senza lieto fine. Una storia che nessuno si era preso la briga di raccontare sul serio, lasciata ad ingiallire tra le pagine dell’antologia dell’Italia democratica nata dalla Resistenza, il libro degli eroi, l’Iliade delle medaglie d’oro.
Un giorno, per caso, un tizio inciampò in questa storia e un altro giorno, sempre per caso, fece inciampare in questa storia un altro tizio che non conosceva. Dopo qualche tempo, i due tizi decisero che era il caso di raccontare a tutti quella storia, perché era davvero bella e lasciare lei ed il suo protagonista nella galera di quella polverosa e insufficiente antologia sarebbe stato un vero peccato. Ma come fare? I due tizi, che erano ancora giovani e senza lavoro, non avevano un soldo. Così, forti della bellezza della storia che avevano da raccontare, andarono in giro per la loro grande città in cerca di qualche soldo abbandonato in qualche stanza di qualche ufficio. Vi trovarono delle persone che si entusiasmarono della loro storia, aprirono un grosso registro contabile e dissero: “la vostra storia è davvero bella, senza dubbio vi faremo avere a breve tempo un sacchetto con un po’ di denari dentro, così potrete raccontarla certamente!”.
Era un’estate calda e i due tizi erano raggianti. Si misero tranquilli a ragionare su quale fosse il modo migliore per raccontare quella storia. Le pensarono tutte, ma concordavano solo su un punto: dobbiamo fare del nostro meglio per raccontare questa storia come è andata veramente, perché è la sua realtà ad essere così bella. Non erano aedi né bardi, perciò decisero che quella storia sarebbe stata raccontata attraverso un libro di storia; cominciarono a darsi da fare per ricostruire la storia che avevano da raccontare e la vita del suo protagonista. Si misero a cercare persone che se ne ricordassero, setacciarono le biblioteche per trovare libri che parlassero di ciascuna delle tante storie che quella storia racchiudeva.
Qualche mese dopo, verso la fine dell’autunno, arrivò una brutta notizia. “Abbiamo avuto spese improvvise, ci dispiace ma quei denari là non ci sono più, tanti saluti e buona fortuna”. Cavolo, che fare? I due erano preoccupati, la notizia li lasciò abbastanza spiazzati: erano sicuri che la bellezza della storia che avevano da raccontare e l’entusiasmo con cui avevano iniziato avessero convinto le persone di quell’ufficio, che non si sarebbero rimangiati la parola. Scoraggiati, usarono i soldi che avevano per andare a bere una birra, calmarsi e riflettere insieme. È vero che avevano appena cominciato, ma è molto difficile accettare di abbandonare una storia quando hai cominciato. Aiutati dalla birra, quindi, decisero che, soldi o non soldi, sarebbero andati avanti. Poi, magari, in un secondo momento provavano a richiederglieli. E andarono avanti.
Dopo poco tempo, inciamparono in un altro tizio, che già conoscevano e che si presentò con una notizia: “io voglio fare l’editore, sarò un editore indipendente” disse loro “e la vostra storia mi piace proprio”. Questa non se l’aspettavano e cambiò molto la situazione. “È vero, non abbiamo grandi mezzi per il nostro fine, però abbiamo qualcuno che si fida di noi a tal punto che a questo fine vuole dare vita e forma”. Partirono, allora, per un viaggio. Dal setaccio delle pagine dei libri passarono a quello degli archivi disseminati in giro per il loro paese. Ci misero un po’ ad organizzarsi, perché ciascuno dei due aveva delle cose da fare e una vita ancora da costruire; perché i treni erano costosi e gli spostamenti molti. Per cercare le tracce della storia che avevano da raccontare, si misero così a cercare tutti gli sconti della società ferroviaria, gli amici e i conoscenti che li potessero ospitare nelle città dove dovevano andare, i contatti che potevano dar loro qualche informazione in più. Quando finalmente riuscirono a disegnare nelle loro teste l’incastro perfetto, finalmente partirono all’alba di un giorno di settembre, l’inizio del secondo autunno della storia.
Durante il viaggio raccolsero una tonnellata di carta che lasciava ancora dei vuoti ma li rassicurava, dava loro il senso di star facendo bene. Si resero conto che in giro quella storia non la conosceva quasi nessuno e questo rafforzò la loro convinzione a raccontarla. Erano sereni, soddisfatti del viaggio che avevano affrontato un po’ come una vacanza da adolescenti squattrinati, con la cassa comune tenuta all’osso, tutti i trucchi imparati nel tempo per risparmiare su vitto, alloggio e spostamenti. Avevano fatto base in una città, nella casa di un amico che per un po’ considerarono una specie di covo clandestino, quando la sera facevano il punto della situazione nel pub sotto casa, ironizzavano sul fatto che la birra sarebbe stata pagata da quelli che avevano avuto spese improvvise. Avevano, fino a quel momento, fatto da soli, così decisero che avrebbero continuato da soli.
Tornati da questo primo viaggio, continuarono a farne per un altro anno e mezzo, superarono il terzo autunno della storia, la terza primavera e, giunta la terza estate, iniziarono a scriverla. Nel giro di un anno, alla quarta estate, la storia era finalmente dentro ad un libro. E loro si rimisero in viaggio, per portare il libro in giro e finalmente raccontare la storia. Quell’estate, i due ricevettero molti complimenti, quelli che fecero loro più piacere venivano da uno storico poco più grande di loro, che disse loro “bravi, avete fatto proprio un bel libro di storia”. Ogni volta che andavano in giro a raccontare la storia, invitavano anche lui ma lui non poteva mai, perché viveva sempre altrove. Lo conobbero finalmente, un giorno del quarto autunno e lo trovarono abbastanza simpatico, non proprio come se lo aspettavano, ma simpatico. Qualche giorno dopo, lo storico abbastanza simpatico telefonò ad uno dei due tizi, dicendogli che era nella città dei due tizi e che voleva parlargli di una cosa. Il tizio allora, entusiasta, chiamò l’altro tizio per dirgli “mi ha chiamato lo storico abbastanza simpatico, dice che vuole parlarmi, magari ci propone qualcosa! Dopo ti chiamo e ti faccio un resconto dettagliato”.
Il tizio e lo storico abbastanza simpatico si incontrarono in un bar. Dopo un po’ di convenevoli lo storico disse al tizio: “Non vorrei che tu e l’altro tizio ci rimanesse male, ma ho deciso di mettermi a lavorare sulla storia che avete già raccontato voi”. Il tizio rimase abbastanza sorpreso, si aspettava in qualche modo una proposta, invece si trovava con una mezza fregatura. Poi, mentre rifletteva su cosa rispondere, si ricordò che qualche mese prima, alla fine della quarta estate, qualcuno gli aveva detto che una persona misteriosa aveva proposto ad un editore molto più grande del loro di scrivere un libro su quella stessa storia e che quell’editore aveva rifiutato, visto che un libro esisteva già. La persona misteriosa, pensò il tizio, è seduta dietro a quel cappuccino davanti a me. “Per come intendo io la ricerca storica” rispose il tizio “cioè come qualcosa di aperto ed evolutivo, non c’è problema. Solo mi chiedo cosa vorresti aggiungere”. “Sai” disse lo storico sempre meno simpatico al tizio “voi siete stati bravi, ma avete tralasciato delle cose”. Sì, può essere, pensava il tizio, ma mica potevamo andare in ogni posto, soprattutto non in quelli più lontani, come cavolo ci pagavamo il biglietto? “Questa storia poteva essere scritta in quattrocento pagine, sai?” disse lo storico ormai antipatico “Insomma, voi avete fatto del vostro meglio… Poi ne parlo con te perché dei due tizi sei quello che ha studiato la storia, quell’altro tizio è uno scienziato…”. “No, quello che dici a me lo dici anche a lui, perché dopo ne parlerò con lui, noi abbiamo fatto tutto insieme, continueremo a farlo. Comunque non preoccuparti”. Quando si congedarono, lo storico maledettamente odioso disse al tizio che sorrideva a salve “Grazie, sono davvero sollevato, sono davvero felice di averti conosciuto, sei una persona meravigliosa”. Tu no, pensò il tizio.
I due tizi rimasero abbastanza attoniti per questo avvenimento, ne parlarono al loro editore indipendente che disse loro “Lo storico maledettamente odioso è più grosso di voi due tizi, così come l’editore è molto più grosso di me, che possiamo farci?”. Sorrise e offrì ai tizi da bere. Vennero a sapere che non era la prima volta che lo storico maledettamente odioso e profittatore traeva ispirazione per un suo libro di quattrocento pagine per il grosso editore da un libro scritto da un tizio sconosciuto per un editore indipendente. Vennero anche a sapere che, nonostante il rifiuto che lo storico maledettamente odioso e profittatore aveva incassato dal grosso editore, aveva insistito ed aveva ottenuto un contratto per quel libro ispirato dal loro.
“Sai cosa?” si dissero in coro i due tizi “rimettiamoci in viaggio, raccontiamo a tutti la storia che avevamo da raccontare e che ora è nel libro di storia che abbiamo scritto, e chissenefrega”. Così a partire dal quinto inverno e per tutto l’anno successivo e fino alla sesta estate continuarono a portare in viaggio la storia, con la consapevolezza che alla fine della settima estate, quando il libro dello storico maledettamente odioso e profittatore vedrà la luce delle librerie e siccome è di un editore molto più grosso del loro, il viaggio del loro libro finirà.

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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