Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

Il Trio

L’appuntamento sembrava comodo. “Dite voi quando, a me sta bene sempre”. “Allora vediamoci lunedì mattina” “No, io preferisco domenica sera”. Tipica finta democrazia felsinea. Partiamo, in trio, verso l’appuntamento. Arrivi a Bologna e pensi “almeno magnamo bene” e, invece della promessa osteria sui colli, ristorante greco (e manco bono). In macchina, già che andiamo a Bologna, ascoltiamo “Radici” di Guccini. Il trio funziona, ci ripetiamo; il trio è un’idea nata da un duetto (il Cinghiale e lo Smilzo) a cui si è aggiunto il Sorcio. Il Sorcio è un personaggio. Passato, senza colpo ferire, dalla Curva più Fascia d’Italia a militare nel Centro Sociale del Quartiere più Rosso di Roma, dice di ispirarsi ai gatti e ogni tanto lo trovi a testa in giù (“sono cose di yoga, lasciatemi così”). Gli altri due sono oramai noti. Il Cinghiale, in una programma notturno degli anni novanta, sentì un’intervista a De André che parlava di “cinghiali esperti in matematica pura” e decise di dedicarsi a quello: diventare un cinghiale esperto di algebra geometrica. Così fu e così, dopo quell’impresa idiota, decise di dedicarsi alla politica: attività altrettanto inutile, ma, almeno, non dannosa per i neuroni. Lo Smilzo, invece, passava le sue giornate a ricordare le giornate precedenti, sulla falsariga del Funes di Borges, e per questo aveva una memoria prodigiosa. Aveva deciso di studiare la Storia: quella proprio con la S maiuscola, non quella con la s minuscola e il plurale che tanto faceva fico nel contesto oral history romano. I primi due si incontrarono anni addietro a una conferenza di Algebra geometrica (o Geometria algebrica?). Da lì nacque l’idea di raccontare la storia (anzi la Storia) del Partigiano Nero. Poi crebbe un libro che aveva venduto e da cui era nato il rapporto con il Sorcio e con l’Anonima Bolognese, che, detto così, pare un’organizzazione mafiosa, ma, in realtà, è un quartetto molto più famoso del trio. L’Anonima si definiva di sinistra, ma scriveva per un noto editore brianzolo, usava sistemi informatici molto mainstream e rivendicava, come unica proprietà collettiva, un tavolo prodotto dall’azienda di un nazi-svedese che aveva oramai ridotto i salotti del mondo uguali a quelli di Goteborg. Uno dell’Anonima, detto il Tacca data la sua nota passione per l’intarsio del legno, aveva trovato un produttore bolognese forse interessato a trasformare il libro sul Partigiano Nero in un film.
Ecco, dunque, il trio, una domenica sera, d’estate, a Bologna. In un ristorante greco. Il tipo corrispondeva a quanto immaginavano. Cappello nero, maglioncino nero a dolcevita (con 35 gradi!) e fiero di essere stato nella fazione “dadaista dell’autonomia creativa” bolognese. Aveva assunto il funghetto Bifo, letto il bignami di Delueze e Guattari e qualunque parola era preceduta da “bio-“. “Scusa ma di che anno sei?” chiesero dal trio; “dell’82” rispose tronfio il dada. Il Sorcio lanciò uno sguardo perplesso nell’aria. Dopo le ordinazioni iniziò l’intervento-fiume, perché di questo si trattava, del Produttore. All’inizio i tre erano esaltati: contatti, attori, registi, soldi. Si parlava del Produttore X o Y con cui il giovane dada diceva di avere entrature; di Denzel Washington nella parte del Partigiano (“anche se un po’ in là con gli anni, è ben felice di apparire ringiovanito”); “Oppure ho pensato al Miglior Attore Italiano, il Capo dell’Okkupazione del Teatro Montagna, Idrogeno Tedesco”. “Ma è bianco!” fece il Sorcio deciso. “Ma oggi il digitale fa miracoli e poi si potrebbe usare del lucido da scarpe, come richiamo rizomatico alle pellicole della Hollywood degli anni Venti, anche perché noi siamo ideologicamente contrari al digitale”. Il Cinghiale e lo Smilzo fecero tanto d’occhi, per le affinità e divergenze sull’uso del digitale, per il lucido da scarpe e perché avevano conosciuto il Miglior Attore Italiano qualche anno prima: lo avevano invitato ad una presentazione del libro sul Partigiano Nero perché ne leggesse qualche brano; ma lui, presentandosi con due ore di ritardo, candido disse: “A rega’, scusate, stavo all’okkupazione der bagno der bar sotto casa mia, perché il barista è ‘n fascio ‘nfame, ner quartiere lo sanno tutti, e quindi nun c’ho avuto tempo de legge il pdf che m’avete mannato. Ve dispiace se nun leggo niente? Poi dopo devo pure anna’ a canta’ ar Centro Sociale, lo sapete che c’ho ‘n gruppo arcor, no?”.
Si parlava anche della Bella Attrice Italiana perfetta come fidanzata. “Ok, ma il Partigiano Nero non aveva la fidanzata”, provarono a dire i tre. “Ma una donna ci vuole, una piccola forzatura, su, che volete che sia? E poi guardate che quella fa sempre la parte della precaria ma vuole crescere”. Vabbè, boccone amaro mandato giù come la moussaka che intanto bruciava nel piatto. Il Regista? “Ho un accordo con Spike Lee che vuole rifarsi un nome in Italia dopo il filmaccio su Sant’Anna; o anche Tarantino che s’è fomentato, dopo Bastardi, sul tema resistenziale. Oppure avrei pensato al vostro amico, Amedeo Aureliani, con cui già avete fatto il documentario”. Amedeo? Aveva fatto il suo primo film, “Venti Canne al Forte Prenestino”. La storia di un reduce, mezzo-fascista, dell’Iraq che va, appunto, al Forte Prenestino e, dopo venti canne, diventa di sinistra, si fa crescere i capelli e si fidanza con una fricchettona che si cura l’herpes con l’urina. “Il film ha convinto tutti e Amedeo potrebbe continuare il filone del film neo-realista, ma con innesti da film d’azione”. “Come film d’azione?” provò il Cinghiale, quello più diplomatico. “Ma non vorrete fare una cosa pallosa? Io voglio azione: bombe, assalti ai treni, spari…Per quello, alla fine, è meglio un giovane, come Amedeo, piuttosto che Spike o Quentin”. Lo Smilzo restituì al Sorcio lo sguardo perplesso. “Ragazzi, questo è un progetto devastante” incalzava il bio-regista “non pensate che io voglia mettermi a fare le divise delle SS così com’erano.. Sarà un film metastorico!” “No, scusa” fece lo Smilzo “i nazisti non possono essere metastorici: stanno in un tempo preciso, no?” “Eh, vabbè, ma il film può essere metastorico lo stesso..”. Il Cinghiale raccolse il testimone della perplessità per ripassarlo subito dopo al Sorcio. Lo Smilzo provò a rilanciare con un filo di sarcasmo “Dovresti fare un film di fantascienza, allora” “Devastante! Un film di fantascienza, facciamolo!” “Ma servono molti più soldi per la fantascienza” “Eh, vabbè, ma c’è fantascienza e fantascienza”. Nel senso di film brutti e film belli, pensò allora, rinunciatario, lo Smilzo raccogliendo il testimone dal Sorcio che si stava spazientendo. Il trio, dopo aver sognato Hollywood, si risvegliò. Le scelte registiche non sarebbero state fatte in California, ma in Abruzzo, fra un commento sulle amichevoli estive (“la Roma sconfitta dal Pinerolo”) e la salsicce alla brace. “Il film” continuava il Produttore “sarà la storia di un’identità che si cerca, nell’universo bio-politico della Guerra. L’incrocio della razze come elemento nomadico e rizomatico nell’agone bellico”. I tre si eclissavano sempre più, quasi scivolati sotto al tavolo. Il Sorcio ripensava alle trasferte di Pescara, il Cinghiale risolveva a mente un integrale, lo Smilzo ricordava il 5 settembre 1995. Al dolce, erano, del tutto, stremati. Il Produttore aveva oramai fatto il cast, scelto il regista, cambiato tutta la storia. Unico sussulto fu, al momento dell’ouzo, una battuta sui “romani fascisti e scansafatiche” che raccolse l’approvazione dei tre camerieri, intenti – da tutta la sera – a lavorare con lentezza. A quel punto, il Sorcio si ridestò dalle sassate ricevute a Pescara, il Cinghiale risolse l’integrale, lo Smilzo si fermò alle 10,37 del 5 settembre 1995. Il coro fu unanime: “MACHECAZZOSTAIADI’!?” “L’unico gerarca fascista di Roma era Bottai; Mussolini era un proto-Bossi; la Marcia era SU ROMA, non DENTRO ROMA; San Lorenzo, gli Arditi”. Eccetera, eccetera, eccetera. Quel sussulto creò imbarazzo nel Produttore che chiese scusa, ma permise a loro di svegliarsi, riprendere la macchina e tornare a Roma. Non prima dell’ultima chicca, quasi una rincorsa, nel parcheggio: “Ragazzi, ragazzi, aspettate! Ho capito il Padre!”, “Eh?”, “Sì sì, ho capito il Padre… Il Padre del Partigiano. Il Padre è il Kurtz di Apocalypse Now… E lo fa Servillo!”. “Servillo?” “Sì, c’è una nostra amica, una compagna del collettivo dadaista di Afragola, che lo segue da giorni” “Lo segue?” “Sì, aspetta che esca di casa la mattina, fa colazione nello stesso bar in cui va lui, cose così”.
I tre passarono sui viali di Bologna che, la notte, sono pieni di offerte femminili, si infilarono nella periferia stile DDR e presero l’autostrada direzione sud. Alla vista di Orvieto si risollevarono, a Orte si sentirono a casa e a Roma si salutarono. Ognuno a casa sua, con il pensiero al film. “Almeno il Partigiano sarà rimasto Nero?” Fu l’ultimo pensiero, corale, prima di eclissarsi fra le braccia di Morfeo. C’est pas seulement à Paris
Que le crime fleurit
Nous, au village, aussi, l’on a
De beaux assassinats
Georges Brassens, L’assassinat

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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