Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

Il funerale della ragione. Roma/Albano, 15 ottobre 2013

mi addolora vedere l’antifascismo così, serrare le fila contro il corpo senza più vita di un nazista irriducibile. digitare parole di odio sui social network. prendere a calci un carro funebre.
anche se era prevedibile.
sarebbe FACILE lasciar correre e adeguarsi al clima di indignazione montante, ma noi siamo antifacilisti.
facciamo un attimo il punto.
quando il mio amico paolo, citando il suo maestro giovanni alasia, dice che “i morti sono uguali, è da vivi che erano diversi” credo lo intenda nel senso PROFONDO del termine.
quando io, tutti gli anni, vado per conto mio alle fosse ardeatine, non vado di certo perché ho il culto dei morti, ma perché mi sento legato ad alcune delle persone che sono sepolte lì. mi sento legato a quelle persone DA VIVE. quelli sono i MIEI morti, perché sono le persone che avrei frequentato se fossi vissuto allora. non sarei certo stato al circolo ufficiali a fare conversazione con un nazista occupante.
proprio perché so quali sono i miei morti posso accogliere anche quelli altrui.
la terra è forte, accoglie e TRASFORMA.
credo di essere abbastanza forte da seppellire un nemico.
molti dei miei amici e compagni, il mio sindaco, il mio vicariato no. hanno preferito LA RIMOZIONE. hanno preferito la scelta FACILE, allontanando questo corpo, che la maggior parte dei romani non voleva.
e se sulla buona fede dei miei amici metterei la mano sul fuoco, su quella della classe dirigente un po’ meno… insomma, trasferirlo come segno di rispetto per le vittime e i loro parenti (che, dal loro punto di vista, COMPRENSIBILMENTE ne chiedevano l’allontanamento) è solo una scusa.
la scusa per non crearsi delle difficoltà e optare per la scelta più FACILE E DEMAGOGICA.
ma ricordate: la rimozione funziona allo stesso modo, nel micro come nel macro-cosmo. a livello personale come a livello di società. se tu rimuovi qualcosa, non la puoi curare, non la puoi TRASFORMARE. e quella, in un modo o nell’altro, tornerà a farsi viva. la vita funziona così…
essere classe dirigente VERA e matura vorrebbe dire prendersi anche delle responsabilità scomode (e non redditizie a livello elettorale).
questa vicenda dimostra che nella mia città non c’è ancora una classe dirigente degna di questo nome, capace di evitare la scelta FACILE della rimozione, e capace di seppellire priebke qui, a roma, dove il destino lo ha mandato a compiere la strage metropolitana più importante della storia dell’occupazione nazista.
seppellirlo qui a sottolineare la nostra consapevolezza che c’è un legame tra noi e priebke. un legame non voluto, non voluto da noi, ma che la storia ci ha imposto. e tutta questa rabbia, tutti questi interventi sul tema stanno lì a sottolinearlo. è qualcosa che ancora brucia. che ancora smuove.
possiamo far finta che non sia così e rimuovere questo nodo, allontanando questo corpo, che forse verrà sepolto ad albano, forse no, forse sarà incenerito e disperso.
in ogni caso noi romani stiamo perdendo una grande occasione: potevamo guardare in faccia il nostro dolore, e nonostante la sua presenza (o meglio, a maggior ragione per la sua presenza), fare un atto curativo per noi stessi e per tutti, e accogliere anche questo corpo nella nostra terra. con tutto il suo peso.
solo facendo questo avremmo potuto non rimanere SCHIAVI DELL’ODIO che il nazismo è venuto a portarci in casa, nei mesi dell’occupazione. e che arriva dritto fino a noi, ancora oggi.
solo facendo questo potevamo mandare un segnale FORTE (anche a noi stessi): che non abbiamo più paura. punto.
che la presenza del corpo di un nazista irriducibile non potrà far correre alcun rischio ai nostri valori e che siamo così SICURI che un’opzione come quella nazista non ci appartenga, come comunità, che possiamo farci carico anche di questo corpo.
e lo avremmo potuto fare, ben sapendo che ci sarebbero state scritte in suo onore, camerati di ogni età in cerca di una nuova mèta di pellegrinaggio, ecc… ma avrebbero potuto non farci paura neanche loro. e non facendoci paura i vivi, figuriamoci il corpo senza vita di un vecchio soldato.
e soprattutto, ripeto, avremmo potuto essere responsabili e ricordare tutte le sfaccettature: siamo NOI che abbiamo deciso di arrivare fino alla fine, con lui. di tenerlo QUI fino all’ultimo dei suoi giorni.
io non ero d’accordo. io sono contro la pena di morte e sono anche contro l’ergastolo. e quando sei contro qualcosa, questo qualcosa non ammette eccezioni. sono contro l’ergastolo, anche nel caso di un nazista. anche nel caso di commutazione ai domiciliari.
per me l’importante era che priebke venisse tolto alla sua quotidianità, portato in italia e messo di fronte alle proprie responsabilità.
poi è stato condannato (lasciamo perdere le modalità con cui ciò è avvenuto). stiamo ai fatti. condannato. ok. dopodiché, è stato ricondannato all’ergastolo. di nuovo ok. secondo me, un attimo dopo la condanna definitiva, andava accompagnato a fiumicino, gli andava dato un calcio in culo e gli andava detto: “vai. questa è la grande differenza tra voi e noi. a distanza di tutti questi anni, non ci accaniremo certo su un vecchio. vai, oggi hai avuto una grande lezione “.
ma il problema è che noi siamo intrisi di cultura cattolica, nel senso più brutto del termine. noi volevamo IL PENTIMENTO. il pentimento non sincero, ma appunto strumentale. il pentimento visto dalla parte di chi ha il potere sulla vita altrui (seppure esercitato in maniera civile). il pentimento rogazionista: per ottenere qualcosa in cambio. per sperare in una grazia o in qualche altra forma di elargizione di libertà (che non gli avremmo dato comunque, probabilmente).
e invece no, priebke è rimasto convintamente nazista fino alla fine. ha preferito rimanere qui, nel mezzo di una città che lo odiava, pur di non andare contro i suoi, pur dubbi, principi.
non è certo questo che mi spaventa. mi spaventa di più che non abbia mai sentito la curiosità di approfondire le vite delle persone che aveva fucilato alle fosse ardeatine, per cui ha continuato a fare delle uscite, diciamo, sprezzanti e fuori luogo sulle sue vittime: “erano tutti banditi” ecc… quelle sì, veramente evitabili. ma era un uomo di guerra. di quelli rigidi (qualcuno direbbe coerenti).
insomma, io non ero d’accordo, ma il mio paese e la mia città hanno deciso di tenerlo qui fino alla fine dei suoi giorni. ci siamo irrigiditi a nostra volta. va bene.
dopo tutto questo gioco di irrigidimenti (in cui eravamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico, sia chiaro), dopo questa rimozione parziale (sì, ogni 4-5 anni riusciva la polemichetta sui giornali, su questa o quella dichiarazione, su questa o quella foto o scritta sul muro… ma tutto sommato priebke chi se lo ricordava?), ecco, dico, dopo tutto ciò sarebbe stato un gesto di inversione di tendenza e di maturità (politica e umana) prendersi la RESPONSABILITA’ di quel che abbiamo fatto al momento della sua morte. prendersela fino in fondo.
chiaramente non è successo. e adesso tutti a giocare all’insulto più acuto su facebook, contro il nazista mostro.
ma vuoi vedere che tutto sommato anche la rabbia può essere RABBIA FACILE?
e infatti eccola lì, sull’onda delle polemiche, sull’onda di una politica fatta di dichiarazioni a effetto, emotività e INCOMPETENZA, la senatrice pd monica cirinnà che dichiara: “entro stasera depositeremo l’emendamento che introdurrà il reato di negazionismo”.
ragazzi che sia chiaro: il reato di negazionismo È UNA COSA VERGOGNOSA, che metterebbe fine alla libertà della ricerca storica. la ricerca storica deve essere libera, così come le idee, anche se sono quelle più raccapriccianti. e io mi batterò sempre contro ogni provvedimento di questo tipo.
nei paesi in cui è stato introdotto, specie in francia, addirittura alcuni dei promotori si sono resi conto di quanti danni abbia fatto cercare di risolvere problemi così complessi con SCORCIATOIE becere di questo tipo. e stanno tornando fortunatamente indietro. e forse non è neanche un caso che proprio lì il partito di marine le pen sia dato come PRIMO PARTITO al 24%.
l’odio è una brutta bestia, è contagioso e può condurre alla stupidità politica e alla irresponsabilità. in queste ore le vediamo dispiegate a tutti i livelli della catena istituzionale: dai sindaci su su fino al senato della repubblica. restiamo umani, finché siamo in tempo…

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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