Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

My City of Ruins

Lo Springsteen del titolo è un chiaro omaggio a quel Coguaro rosso parlante che inizia ogni suo articolo con una citazione del Boss o dei Simpson. La nostra città è costituita di rovine: spesso reali, altre volte metaforiche. Sembra essere il suo destino, talvolta il suo valore. Al centro delle rovine c’è la Suburra. Nome affascinante che, come detto, ricorre in ben tre titoli usciti recentemente. Il libro di maggior successo e che riporta il sostantivo, senza l’articolo, è allusivo al significato metaforico di Suburra come luogo della perdizione e del peccato. E in giorni di “Mafia Capitale” è stata molto spesso tirata in ballo. Chi, come noi, quel luogo lo vive sente il dovere di difenderlo. Bisogna ricordare quanto sia stato, praticamente da sempre, trascurato da quanti, ci riferiamo agli amministratori pubblici, vogliano dalle rovine trarre valore. Riferimento da intendersi come semplice costatazione; non già come critica mossa da spirito anti-politico o, peggio, da pulsione morale. La (Piazza della) Suburra odierna è, infatti, un luogo fondamentalmente brutto: nel dopoguerra edificarono un albergo orrendo, poi si riempì di hipster e localini di merda e, infine, divenne metafora di narrazioni tossiche. La prova che la Suburra sia innocente viene, come ci ammoniscono i polizieschi, da tre indizi. Il primo indizio riguarda proprio le narrazioni tossiche. Una bella persona ci ha prestato un brutto libro Addio, Monti di Michele Masneri (ed. Minimumfax). Il quartiere viene preso a prestito come sfondo per raccontare il mondo pseudo-culturale che ivi dimora/abita. Ma vedere il quartiere semplicemente come “gentrificato” è un errore che, come tute le semplificazioni, elimina la contraddizione, il conflitto: questo Sacro Graal che da anni andiamo cercando e fomentando. La domenica, per esempio, su Largo Visconti Venosta, c’è la messa dei copti. Una epifania di costumi tradizionali, canti e festeggiamenti che fanno sembrare Roma davvero accogliente e internazionale. Anche se poi, dopo la messa, vuoi portare un fiore alla tua bella vai in prigione. Sotto, a pochi metri, su via Urbana, invece c’è la messa dei lefebvriani con nugoli di gentaglia. C’è una distanza minima fra il Ministero dell’Interno che vorrebbe rendere fuori legge la prostituzione e la via della “case chiuse”. E minima è anche la distanza che separa i localetti degli “artisti” e i pub dei fascio-baristi. I quali, è notizia di questi giorni, sono stati gli assassini di Alberto Bonanni. “Una satira dei nostri tempi”, come Addio, Monti, non contempla assolutamente queste cose. E del musicista morto, dell’Etiope romantico, dei nazisti cattolici chi se ne frega: l’importante è provocare… Il secondo indizio: alla Suburra un tempo si producevano cose, ora tartine. Di chi la colpa? Di chi ci abita o delle scelte del Capitale a livello mondo? Carla Capponi racconta un episodio della Resistenza romana: “Lo sciopero si organizza per il primo di aprile così alla Stacchini di via Baccina ove le operaie formano una delegazione che avanza le stesse richieste. Sono avvertite le autorità fasciste e la prefettura, che intervengono promettendo i miglioramenti. Il secondo sciopero è il 3 maggio: ottocento operaie restano fuori della manifattura per più di un ora per unire la loro protesta allo sciopero generale indetto per quel giorno, dal comitato quadripartito”. Su quella via, probabilmente proprio nell’edificio che, all’esterno, ha le sembianze di un edificio industriale, ci vive ora, dopo che per anni il cantiere è stato sotto-sequestro per mafia, la Began famosa “ape regina” berlusconiana e, sempre poche centinaia di metri da lì, c’è la Casa Regalata più Famosa d’Italia. Case regalate, dunque, alla Suburra tranne che per i poveri cristi. Per chi cerca, come il Detour o Libri Necessari o Cavour 313 di abbinare tartine e cultura, di produrre eventi degni di questo nome, l’affitto non è offerto da nessuno e il prezzo è sempre troppo alto. La vittima più grave di questa deriva è stata la Libreria Flexi che “moriva” negli stessi giorni del pestaggio del musicista. Ma davvero tutto ciò è inevitabile? La risposta nel libro, bello questo, Fare Città di Carlo Cellamare (ed. Eleuthera), dove il racconto su Monti è caratterizzato dai conflitti e dalle aporie tipiche di questi anni di neo-liberismo spinto, di amministrazioni deboli, di scelte sbagliate. Anche perché, ora che domina il modello auto-assolvente di Suburra, il libro andrebbe aggiornato tanto per dare la colpa a quell’unica regia fascio-mafiosa che domina la città. Facile, no? Anche perché i fantomatici hipster non sono altro che dei poveracci. Il loro luogo d’elezione è un mercatino che il sabato e la domenica fanno nell’albergo che ha deturpato, negli anni cinquanta, la piazza della Suburra. Qui vendono quei prodotti con cui poi si vestono: le mutande della zia Maria o le scarpe di nonna Emma. È, al nostro occhio, un’ulteriore fase di quella spoliazione della ricchezza familiare che il neo-liberismo provoca da anni e che si chiama “proletarizzazione del ceto medio”. L’attacco al risparmio privato passa anche da qui. E infatti, terzo indizio, provate a prendere i soldi a Monti: non ci sono bancomat! L’unico è su via Cavour, dove ci sono anche le Poste. Ce ne era uno su via dei Serpenti ma è durato un paio d’anni. Se poi non bastano le “sensate esperienze” passiamo, galileianamente, alle “necessarie dimostrazioni“. Si scopre così un presenza, massiccia, di banche all’Esquilino e una totale assenza di banche a Monti. Oltre alle due citate ci sono un po’ di sportelli all’interno dei ministeri o nella parte ottocentesca “non quella tortuoso e affascinante della Suburra bensì quella ascetica e monumentale di via Nazionale”, per usare le parole di Valerio Marchi nell’introduzione a un bel libro in cui si parla anche di Monti, Come nulla fosse di Roberto Perciballi (ed. Castelvecchi). La conclusione, che sta anche nei 140 caratteri di un tweet, è che gli hipster non producono e non prelevano, i migranti si. Anche da questa banale considerazione bisognerebbe partire per un discorso serio, politico su Monti e su Roma.

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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