Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

Un mese senza Lucia

La chiesa, al solito, ci indovina e, a un mese dalla morte, si celebra il trigesimo. Un rito che cadenza il lutto: quella assonanza fra rito e ritmo serve, appunto, a scandire un tempo troppo breve per elaborare la separazione, ma abbastanza lungo per (cercare di) capire qualcosa. Un mese senza Lucia, dunque. Il ricordo e l’affetto si mischiano. Aver condiviso con lei non solo l’amicizia, ma anche la quotidianità è stato il regalo più grande. “Che vita fai” è oramai l’unica domanda che ha senso porsi e ho conosciuto Lucia nei piccoli e grandi gesti che compiva. “Come va?” chiedevo. “Non va per niente bene” era la risposta degli ultimi anni. Io, allora, cercavo di dire qualcosa a mo’ di consolazione, di sprone, ma era chiaro che qualunque cosa dicessi fosse inadeguata. E l’inadeguatezza l’avvertivo perché il silenzio é stata la grande lezione di Lucia, la sua vera cifra esistenziale. Nata in una babele linguistica fra la Francia e la Germania in una famiglia italiana; la giovinezza in piena guerra con bombe e spari; la vita del dopoguerra con la voce più piccola e il più grande dei dolori: aveva scelto il silenzio, Lucia, come lotta al frastuono del mondo, alle tante, troppe guerre combattute. Come quella degli ultimi anni contro un corpo che l’ha abbandonata via via fino al 26 settembre scorso. Era stanca di tutte queste guerre e ci ha lasciato così, in una sera d’autunno poco prima di compiere 91 anni. Il funerale lo voleva in chiesa e in silenzio. Ma poi il silenzio è stato rotto dalle già note Oche Giulive dell’Anpi, ma anche dal Pollo Cedrone dell’Anfim, nuova creatura da aggiungere al Manuale di Ornitologia Fantastica. Lucia avrebbe usato quella tipica espressione “Ma che dici, stai zitto!” con cui spesso cercava di placare, bonariamente o forse no, il fiume in piena dei ricordi di Mario. E Lucia ne avrebbe riso, ma noi, “razza terzina e scalcinante” e ontologicamente precaria, siamo sempre polemici. Né abbiamo quell’altezza di pensiero per capire chi, a pesar de todo, ha continuato, come Lucia, a comprare «l’Unità»  tutti i giorni e a rinnovare la tessera del Partito tutti gli anni.
Un mese dopo ci troviamo a ripetere “Non va per niente bene, cara Lucia, ci manchi”.

Le forze repressive non impediscono alle persone di esprimersi, ma piuttosto le costringono a farlo. Che sollievo non avere niente da dire, avere il diritto di non dire niente, solo in questo modo abbiamo la possibilità  di incorniciare il non comune, l’eccezionale perfino, la cosa che possa valere di essere detta.
Gilles Delueze

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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