Razza partigiana

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UNO DEI MIEI SOLITI TENTATIVI DI GUARDARE IN SINTESI

INNALZARSI AL DISOPRA DEGLI EVENTI, E OSSERVARLI SERENAMENTE

(GIORGIO MARINCOLA, MONTORIO ROMANO, SETTEMBRE 1942)

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Razza Partigiana

L’infinitesimale irriducibile: un’etica dimostrata in matematica

Il 7 novembre scorso, anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, Mario Fiorentini ha compiuto 97 anni. Il suo compleanno è un’occasione per segnalare il profondo legame fra le due grandi passioni di Mario: la matematica e la politica. Abbiamo da poco letto il bellissimo romanzo “La città dei ladri” (ed. Neri Pozza) di David Benioff. La trama si svogle nella Leningrado del 1941 assediata dai nazisti. Un evento cardine della Secondo Guerra mondiale (e più in generale) del Novecento: non a caso ne ha scritto Curzio Malaparte (“Kaputt”) e ne avrebbe voluto parlare, filmicamente, Sergio Leone. In questa città (dei ladri, appunto) si muovono due personaggi che, a un certo punto, finiscono con entrare nella resistenza in maniera più o meno casuale: non proprio le scarpe di Levi, ma quasi. Si legge, infatti, all’inizio di “Se questo è un uomo”: «Non mi era stato facile scegliere la via della montagna, e contribuire a mettere in piedi quanto, nell’opinione mia e di altri amici di me poco più esperti, avrebbero dovuto diventare una banda partigiana affiliata a “Giustizia e Libertà”. Mancavano i contatti, le armi, i quattrini e l’esperienza per procurarseli; mancavano gli uomini capaci per procurarseli; mancavano gli uomini capaci, ed eravamo invece sommersi da un diluvio di gente squalificata, in buona e in malafede, che arrivava lassù dalla pianura in cerca di una organizzazione inesistente, di quadri, di armi, o anche solo di protezione, di un nascondiglio, di un fuoco, di un paio di scarpe». Una volta aderito alla resistenza, i due protagonisti del libro di Benioff, a contatto con la durezza dei nazisti e quella dei partigiani, si rendono conto che: «Se Korsakov e i suoi uomini erano angosciati dal fatto che l’imboscata di quella sera avesse innescato una strage degli innocenti, sul loro volto non ne vidi traccia. Invadendo il paese, il nemico aveva dichiarato la guerra totale. Aveva giurato, nero su bianco, di incenerire le nostre città e ridurre in schiavitù la popolazione. Non potevamo combatterli con qualche riserva. Non potevamo reagire alla guerra totale con una guerra a metà. I partigiani avrebbero continuato a uccidere i nazisti, i nazisti avrebbero continuato a uccidere i civili inermi e alla fine si sarebbero resi conto che non avrebbero mai potuto vincere la guerra, anche se avessero fatto fuori trenta civili per ogni soldato morto. La matematica non è un’opinione ed è sempre stata dalla parte della Russia». Ed eccoci dunque al centro di un dissidio che Mario e i suoi compagni vivevano, contemporaneamente, nella Roma di Kappler, dimostrando, una volta di più, la dimensione europea e mondiale del partigianato. La guerra totale è dentro la città: Mario, Lucia e gli altri decidono e attuano la guerra totale, convinti, intimamente, che la matematica sia, in Russia come a Roma, con loro. La storia darà loro ragione. E la violenza, Moloch del Novecento, è al centro di una potente metafora (anche questa matematica) di un libro molto interessante recentemente uscito, “La resistenza al nazi-fascismo” (ed. Mimesis) di Matteo Cavalleri. In questo testo si delinea, lungo il crinale della filosofia politica, che «la distinzione tra partigiano e fascista, in special modo se colta nella coessenzialità della violenza, è infinitesimale, ma, proprio in forza di questa sua natura apparentemente impercettibile, è dirimente e irriducibile». Dirimente e irriducibile, la guerra in città non può che essere guerriglia e in questo modo, “Sette mesi di guerriglia urbana” (ed. Odradek), Mario ha intitolato il suo esordio letterario. E’ interessante notare che, arrivato quasi al secolo di vita, Mario decida di raccontarsi proprio a partire da quei mesi romani fra il ’43 e il ’44. Il prima (gli anni della sua formazione culturale e della vita artistica della Roma pre-guerra) e il dopo (la resistenza al nord, la fine del conflitto e la sua brillante carriera di matematico) sono interessantissimi ed altrettanto “eroici”. Da sempre Mario ripete: «quello che ho fatto da matematico è molto più eroico di quanto fatto da partigiano». Ci sono, però, persone che, loro malgrado, sono costrette a ripetere e raccontare sempre le stesse cose. Siamo cioè di fronte, per finire con l’ennesima metafora scientifica, ad un “attrattore strano”. Qualunque traiettoria possibile è attratta in una traiettoria nota: Mario, da qualunque parte fosse partito, avrebbe dovuto comunque raccontare quei mesi, in particolare Via Rasella. In attesa del racconto del prima e del dopo quei mesi (e di quella strada) facciamo gli auguri a Mario.

Razza Partigiana

Il libro

La prima edizione di Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945) è uscita nell'ormai lontano maggio del 2008. Sanciva, allora, la conclusione di una ricerca durata più di tre anni e la cui scintilla era stato il suggerimento di Mario Fiorentini di indagare una figura così peculiare come quella di Giorg... continua a leggere

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