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	<title>Razza Partigiana</title>
	<description>Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)</description>
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	<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 01:54:52 +0200</pubDate>
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		<title>Io ho sbagliato tutto nella mia vita. Questo &egrave; straordinario (Isabella Marincola)</title>
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		<description><![CDATA[Siamo abituati a parlare di Giorgio Marincola, della sua storia, della nostra ricerca su di essa, delle ipotesi di partenza, di quelle di approdo.
Tuttavia, prima di fare questo dobbiamo parlare di Isabella, sua sorella.
Il 30 marzo 2010 Isabella intorno all'una di notte è morta nel suo letto, a quasi 85 anni, semplicemente smettendo di respirare. Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica ci ha comunicato di voler intitolare un'aula del Liceo “Pilo Albertelli” di Roma, quello che fino al giugno 1944 si chiamava Umberto I e che era la scuola di Giorgio. E di Isabella. 
Isabella era nata il 16 settembre 1925 a Mogadiscio da Giuseppe Marincola e Aschirò Hassan. Come Giorgio Isabella portava sulla pelle il tratto di entrambi i genitori, come lui era un'Italiana dalla pelle nera; come lui ha vissuto questa sua peculiarità in un tempo e in un luogo che violentemente rigettava tale eventualità. L'Italia degli anni Venti e Trenta, l'Italia unanime del fascismo, l'Italia che per sé pretendeva una definizione identitaria collettiva e standardizzata, l'Italia ario-italiana delle leggi razziali che prima che su chiunque altro si abbatterono sul mondo coloniale, sui sudditi africani, isolati dai cittadini bianchi e italiani nei villaggi e nelle città del Corno d'Africa e della Libia. Sui figli delle colonie, quelli come Giorgio ed Isabella, nati da un cittadino e un'indigena. 
Come Giorgio, Isabella ha covato dentro di sé una indefinitezza ed una frammentazione, culturalmente imposte, della propria identità. Ma a differenza di Giorgio, Isabella non ha avuto l'antifascismo, quanto meno non un antifascismo praticato. Non ha combattuto nelle fila della Resistenza, non è stata partigiana. La nostra ipotesi di approdo, che si è articolata negli anni della ricerca, nei mesi della scrittura di Razza partigiana e negli ultimi due anni di proposizione pubblica del nostro lavoro, è che Giorgio riuscì a risolvere la sua identità, a trovare una definizione di sé attraverso la militanza resistenziale, attraverso, in sintesi, il suo essere partigiano. 
Isabella ha continuato a cercare questa soluzione, senza mai trovarla. L'ha cercata a Roma, dopo la morte di Giorgio, dopo il ritorno del padre dalla guerra, dopo l'allontanamento dalla casa del padre per i continui scontri con la matrigna. L'ha cercata nell'intelligencija artistico-culturale romana degli anni Cinquanta. L'ha cercata in Somalia, nella sua vera madre, nella terra natia, nella società somala che per lei aveva costituito nell'adolescenza una sorta di eden di accoglienza. Per trent'anni ha vissuto a Mogadiscio, assistendo allo sfascio di una società provata e frammentata dal colonialismo prima e dall'amministrazione fiduciaria italiana poi, dall'invasione della religione che la voleva un'infedele, una gall, bianca ed italiana, dalla dittatura militare, dalla guerra civile che nel 1991 l'ha riportata in Italia. E l'Italia non aveva ancora smesso di considerarla meticcia e somala e chissà se mai smetterà. L'ha cercata in Giorgio, che ha sentito per tutta la vita come il suo unico grande alleato ed il suo fratello traditore che nell'estate del 1944 l'ha lasciata sola. A Giorgio fece intitolare un'aula della scuola italiana di Mogadiscio, ma poi la guerra quella scuola l'ha distrutta. Pensavamo che vedere un'altra aula intitolata al fratello avrebbe potuto gratificarla. La notizia non le ha suscitato, nei giorni scorsi, l'entusiasmo che credevamo. Comunque, non la vedrà. Ma la domanda resta: perché?
Abbiamo conosciuto Isabella nel 2005, all'inizio della ricerca che sta alla base di Razza partigiana, registrando via via la sua diffidenza timida ma non taciuta, il suo entusiasmo, la sua emozione, il suo orgoglio per questo fratello che attraverso noi di nuovo usciva da una prigionia (memoriale e lunga quasi cinquant'anni) per essere ancora partigiano. Abbiamo registrato il suo dolore per una ferita che forse, in questi cinque anni, le si è riaperta. Noi, nel nostro egotismo, che abbiamo voluto che Isabella fosse coinvolta, non fosse solo una fonte orale, una testimone, un'informatrice. Noi, nel nostro egotismo, con i nostri meriti e le nostre colpe. Noi, nel nostro egotismo, che orientiamo i nostri sforzi contro la retorica celebrativa che intrappola la storia, ci troviamo di fronte alla retorica della vita che finisce, alla retorica della mancanza.  
Noi, nel nostro egotismo vorremmo avere la possibilità di un altro momento con lei; di guardarla ancora sorridere maliziosa; di ascoltarla ancora nella sua imitazione di una voce radiofonica stile anni Cinquanta; di cogliere ancora l'espressione bambina che le scappava fuori dagli anni quando era intimorita. Vorremmo avere il tempo di chiederle perdono per aver detto centinaia di volte che Giorgio è stato una metafora della storia d'Italia del Novecento, quando lo è stata anche lei, forse anche in misura maggiore; per averle ricordato le sue ferite, per averle indotto la rammemorazione di una infinità di drammi.
Vorremmo avere altro tempo, perché uno storico ha la presunzione di poterlo criogenizzare, di avere per sé a disposizione il tempo di tutta l'umanità. Vorremmo dire tutto questo a lei, ma la retorica dell'assenza ci sconfigge e quindi non possiamo farlo.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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		<title>Razza Partigiana</title>
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		<description><![CDATA["Razza partigiana" è la storia personale di Giorgio Marincola, la cui vita può essere narrata da diversi punti di osservazione. Giorgio Marincola è stato un partigiano romano, entrato nelle file della Resistenza nelle prime settimane dell'occupazione nazifascista di Roma. Come altri partigiani dell'Italia centrale, liberata nel corso dell'estate 1944, ha deciso di prolungare la lotta oltre la liberazione della propria città. Arruolatosi così nell'intelligence militare britannica, ha combattuto in Piemonte, nel territorio di Biella, dall'agosto 1944 al gennaio 1945. Venne arrestato dalle SS, interrogato, malmenato, rinchiuso in carceri più o meno istituzionali. Fu internato nel Polizeilicher Durchganglager di Bolzano, uno dei campi di concentramento tedeschi nella penisola, da cui uscì cinque giorni dopo l'insurrezione generale, il 30 aprile del 1945. Si aggregò poi ad una banda partigiana della Val di Fiemme, per riprendere la lotta interrotta dal suo arresto. Il 4 maggio 1945 venne ucciso a Stramentizzo, nell'ultima strage nazista in territorio italiano. Giorgio Marincola è stato anche uno studente giunto all'antifascismo attraverso un processo di formazione culturale iniziato sui banchi di scuola per merito del suo professore di storia e filosofia. Giorgio Marincola è stato un italiano dalla pelle nera, un "mulatto", un figlio della colonia nato da un militare italiano ed una donna somala durante la fase di consolidamento della presenza militare e coloniale italiana in Somalia. Giorgio Marincola è uno specchio della storia d'Italia della prima metà del ventesimo secolo, delle sue sofferenze e della sua complessità. Una figura di rara bellezza. La realizzazione di questo sito nasce come continuazione del volume "Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)" di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, pubblicato dall'editore Iacobelli nel maggio 2008. L'esigenza di tale appendice sta nel voler pubblicare il materiale iconografico raccolto nel corso della ricerca alla base di "Razza partigiana", riprodotto soltanto in parte sulle pagine del volume, per evitare un eccessivo costo di produzione e quindi un prezzo di copertina inutilmente elevato. Questo spazio, inoltre, è una finestra informativa sulle attività di promozione e diffusione del libro, quali presentazioni, partecipazioni ad eventi, articoli pubblicati e raccolti nella rassegna stampa; su altre nostre attività di ricerca; su ricerche e narrazioni altre cui abbiamo voglia di sentirci vicini. Il libro, arrivato in pochi mesi alla prima ristampa, è distribuito su scala nazionale ed è disponibile in tutte le maggiori librerie, oppure acquistabile on-line sul sito della casa editrice.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Chi siamo</title>
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		<description><![CDATA[Gli autori del libro. Oppure ricercatori. Nel senso che ricerchiamo, seppure non siamo ricercatori strutturati. 
Lorenzo è laureato in fisica e si è avvicinato alla ricerca storica per passione politica, in particolare interessandosi di ricerche riguardanti la 
Resistenza romana. Ha curato nel 2004 una piccola biografia di Massimo Gizzio, studente romano ucciso nel febbraio del 1944. Collabora inoltre con il 
Centro per la Riforma dello Stato. È attualmente impiegato presso l'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario.
Carlo è laureato in scienze politiche ed attraverso gli studi universitari ha coltivato la passione per la ricerca storica, studiando la presenza del 
Partito d’azione a Roma. È stato collaboratore del Museo storico della liberazione di Roma, partecipando alle attività di ricerca dell’istituto. Tra il 
2007 ed il 2008 è stato borsista presso la Scuola superiore di studi di storia contemporanea dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di 
liberazione in Italia. È attualmente iscritto alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell'Archivio di Stato di Roma.
Nel 2005 ci siamo incontrati ed abbiamo condiviso il lavoro che ha portato alla pubblicazione di "Razza partigiana", strappando il tempo della ricerca 
e della scrittura a lavori precari e malpagati. Nel corso della fase di scrittura del libro abbiamo seguito le tappe di realizzazione del reading sulla vita di Giorgio realizzato da Wu Ming 2. Con lui siamo entrati in contatto agli albori del nostro lavoro, trovando un primo riscontro del nostro interesse per la storia di Giorgio Marincola nella postfazione all'edizione del 2005 di "Asce di guerra".
La riuscita del progetto "Razza partigiana", non soltanto nei termini della propagazione del libro ma anche per quanto riguarda l'esperienza di ricerca comune, ci ha convinti a rendere stabile la nostra collaborazione.
Nel novembre 2008 ci siamo occupati dell'organizzazione di un convegno per celebrare i 90 anni di Mario Fiorentini, che si è svolto presso il Museo storico della liberazione di Roma di via Tasso.
Progetti in corso e progetti futuri verranno resi noti attraverso le pagine di questo sito, di cui siamo ideatori ed artefici di programmazione, grafica e contenuti.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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		<title>Le fonti</title>
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		<description><![CDATA["Razza partigiana" non è una narrazione fantastica, né verosimile. È la ricostruzione della vita di Giorgio Marincola. Per quanto talvolta possa lasciare sbigottiti, la vicenda individuale di Giorgio è qualcosa di eccezionalmente reale. Il fatto che talvolta sfiori la sfera dell'incredibile è a nostro parere dovuto ad alcuni dei molti processi di rimozione che caratterizzano la conoscenza o la mera osservazione della storia d'Italia.
La storia coloniale, l'originalità e l'autonomia del razzismo fascista rispetto al nazismo, l'impossibilità di dare alla storia della Resistenza caratteri univoci e monolitici. Sono soltanto alcuni esempi. 
"Razza partigiana" è essenzialmente un saggio storico e come tale è costruito sulla base di una ricerca. "La ricerca, fondata su un uso critico dei documenti, è anche una forma di garanzia verso un uso distorto della memoria, cristallizzata talora in stereotipi e consuetudini ripetitive o piegata a interessi di parte" (P. Carucci, M. Guercio, "Manuale di archivistica", Carocci editore, Roma, 2008, p. 11). Nel nostro caso, una ricerca lunga tre anni. Una ricerca storica ha delle fonti di varia natura e forma, fonti da raccogliere, studiare, confrontare e criticare. 
Ne diamo qui un'elencazione sistematica e non sommaria (con l'esclusione delle fonti fotografiche, cui è dedicata un'apposita sezione del sito) affinché possa essere di aiuto e di esempio a chi volesse accostarsi a ricerche di questo genere. 
Le fonti qui elencate sono state suddivise per tipologia. Per ciascuna di esse pubblichiamo i dati per rintracciarle: i riferimenti archivistici ed i link ai siti degli archivi che le conservano, nel caso delle fonti d'archivio ed il riferimento al catalogo unico del Servizio bibliotecario nazionale, nel caso di bibliografia e fonti a stampa.
Registrazioni e trascrizioni delle interviste che costituiscono le fonti orali sono da noi conservate e qui pubblicate soltanto come riferimento per tutela della privacy degli informatori.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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		<title>La ricerca</title>
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		<description><![CDATA[La ricerca su cui si basa "Razza partigiana" è iniziata nel gennaio del 2005. L'idea è nata da un suggerimento di Mario Fiorentini, un partigiano romano che dopo la liberazione della città seguì un percorso resistenziale simile a quello di Giorgio, arruolandosi nell'intelligence militare statunitense e facendosi paracadutare oltre la linea Gotica nell'estate 1944. Mario è per noi un amico, oltre che un maestro di critica, laicismo, complessità  delle cose e diffidenza nei confronti dell'ufficialità. I dati fin lì raccolti servirono alla realizzazione della mostra didattica "Studenti per la libertà. Roma 1943-1944", esposta a Roma negli spazi del Vittoriano in occasione del sessantennale del 25 aprile. La mostra era incentrata sulle figure di Giorgio e di Massimo Gizzio. Nel corso di quell'anno è maturata in noi l'idea di ampliare la ricerca su Giorgio e per qualche tempo tentammo di riferirci alle istituzioni romane legate alle politiche della memoria. Il tentativo non è andato a buon fine e ci chiarimmo che l'unica via possibile sarebbe stata quella di procedere per nostro conto, di svolgere una ricerca che seguisse i canali bibliografici, archivistici e memorialistici necessari ma che fosse in tutto e per tutto autogestita ed autofinanziata. L'incontro con Gino Iacobelli, responsabile della casa editrice che di lì a un paio di anni avrebbe pubblicato il libro, è stato determinante nel definire una finalizzazione del nostro lavoro, dandoci un tempo ed un ritmo necessari al suo svolgimento. Ci siamo mossi da Roma, di lì seguendo le tracce di Giorgio in Calabria, nel Viterbese, in Piemonte, in Lombardia, in Trentino-Alto Adige ed in Gran Bretagna. È stata l'occasione di intraprendere il viaggio del quale volevamo scrivere la storia. È stata anche l'occasione di sperimentare una ricerca vissuta collettivamente, dall'iniziale raccoglimento di dati fino alla scrittura. Un'occasione importante e formativa da un punto di vista sia scientifico che umano. Abbiamo deciso che non ci sarebbero state firme differenziate nel libro, perché il lavoro è passato sempre per occhi, mani e riflessioni di entrambi e di lì è approdato ad un terreno comune. Così abbiamo perduto il riconoscimento accademico della scientificità della pubblicazione, ma guadagnato molto di più: l’esperienza del lavoro collettivo, della comune critica ragionata delle fonti, del limite, trovato nell’altro, alla propria irragionevolezza, alle proprie forzature o inesattezze. Indispensabile è stato il supporto di una rete umana fatta di amici, conoscenti, archivisti, collaboratori estemporanei che ci hanno accolti, ospitati, aiutati. Questo avrebbe potuto, in termini di risorse, costituire un limite. Di fatto ha costituito la libertà e la ricchezza di questa ricerca.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>La storia di Giorgio Marincola</title>
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		<description><![CDATA[Giorgio Marincola nacque il 23 settembre 1923 a Mahaddei Uen, un presidio militare italiano a 50 chilometri da Mogadiscio da un sottufficiale italiano, Giuseppe Marincola (Pizzo Calabro, 1891-Roma 1956) ed Aschirò Hassan, una donna somala nata nel 1901 ad Harardere, cittadina a 400 km a nord-est di Mogadiscio. Due anni dopo, nel settembre 1925, nacque nella capitale somala la sorella Isabella. Giuseppe Marincola riconobbe i due bambini, dando così loro la cittadinanza italiana. Questo a differenza dei tanti figli nati in colonia dall'unione tra soldati italiani e donne africane. Nel 1926 Giuseppe Marincola portò i due bambini in Italia. Affidò Giorgio al fratello Carmelo ed a sua moglie, Eleonora Calcaterra, a Pizzo Calabro, e portò Isabella con sé a Roma, nel quartiere popolare di Casal Bertone, dove si era stabilito con la moglie Elvira Floris, sorella di un suo commilitone, sposata nel giungo del '26. Giuseppe avrà  nel '28 e nel '29 due figli da Elvira, Rita ed Ivan. Fino al 1933 Giorgio visse a Pizzo Calabro, in un ambiente molto diverso da quello strutturato della Roma capitale del Regno ed epicentro della retorica propagandistica fascista. Un contesto, quello pizzitano, di affetto, libertà ed accoglienza per Giorgio, stando alle memorie familiari. Si trasferì a Roma per iniziare a frequentare il ginnasio (ossia le scuole medie) presso il liceo-ginnasio Umberto I, nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore, non lontano dalla stazione Termini. Qualche anno più tardi, nel 1938, conobbe Pilo Albertelli (Parma, 1907-Roma, 1944), suo insegnante di storia e filosofia, filosofo idealista, antifascista noto alla polizia (era stato arrestato nel 1928 e di lì sottoposto a sorveglianza). Ad Albertelli è stato riconosciuto il ruolo di educatore al dissenso di molti antifascisti e partigiani romani che lo avevano incontrato. Fu esponente del movimento liberal-socialista di Calogero e Capitini, partigiano nelle file del Partito d'azione a Roma, dove morì nel 1944, ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine. Albertelli educò Giorgio alla critica, al dubbio, al dissenso, alla giustizia sociale ed alla libertà. La maturazione dell'antifascismo in Giorgio appare essere stata un percorso culturale e formativo, da lui lasciato in pagine di appunti rimasti conservati nella casa di Casal Bertone. Nel 1943 Giorgio, studente di medicina, assieme ai suoi amici e compagni di classe Caio Cefaro e Corrado Giove entrò nelle formazioni armate del Partito d'azione, partecipando alla Resistenza romana. Tra il febbraio ed il maggio 1944 venne trasferito dal comando militare del partito nella provincia di Viterbo, aggregato, insieme ad alcuni compagni di partito, ad una banda partigiana formata da soldati sbandati. All'indomani della liberazione di Roma (4 giugno 1944) Giorgio prese la decisione di continuare la Resistenza, arruolandosi, attraverso esponenti del Pd'a, nelle file dell'intelligence militare britannica, lo Special Operations Executive. Dopo un breve corso di addestramento in Puglia, nell'agosto 1944 fu aviolanciato in Piemonte nella zona di Biella come membro di una missione alleata, la missione Bamon, con compiti di guerriglia, collegamento e addestramento. Nel gennaio 1945, dopo numerosi attacchi nel Biellese e missioni di collegamento con il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai), venne arrestato durante un rastrellamento, condotto al carcere di Biella e costretto a parlare ai microfoni di Radio Baita, una radio di disinformazione tedesca. Durante la trasmissione, invece di leggere il copione sottopostogli, riaffermò la sua convinzione nella libertà e fu conseguentemente pestato dai suoi carcerieri. Nel marzo venne deportato al Polizeilicher Durchganglager di Bolzano, uno dei diversi campi di concentramento nazisti nella penisola, dopo essere passato per le carceri di Torino e (probabilmente) Milano. Il lager venne liberato il 30 aprile 1945, quando le ostilità erano cessate in gran parte dell'Italia e Giorgio, invece che riparare in Svizzera (come per altro gli era ordinato dal comando della missione) preferì unirsi ad una banda partigiana della Val di Fiemme. Il 4 maggio del 1945 un'autocolonna di SS in ritirata, dopo uno scontro a fuoco attaccò i villaggi di Stramentizzo e Molina di Fiemme, dandoli alle fiamme ed uccidendo rispettivamente 21 e 6 persone. Tra i 21 di Stramentizzo i partigiani erano undici. Uno di loro era Giorgio Marincola.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Archivio fotografico</title>
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		<description><![CDATA[La scelta di pubblicare on-line la maggior parte delle fotografie raccolte durante la ricerca e soltanto una piccola parte di esse nel libro è stata concordata con la casa editrice per evitare di far lievitare i costi di stampa del libro e di conseguenza essere costretti ad innalzare il prezzo di copertina.
La maggior parte delle foto viene dagli archivi familiari di parenti ed amici di Giorgio cui va la nostra infinita gratitudine per averci dato la possibilità  di colmare i vuoti documentari con le loro memorie ed i loro album fotografici: quello di Isabella Marincola, quello di Caio Cefaro, amico fraterno di Giorgio, suo compagno di classe che con lui ha condiviso anche l'antifascismo e la Resistenza a Roma; quello di Rosella Marino, figlia di una cugina di Giorgio, da cui provengono quasi tutte le foto; quello di Giorgio Comandini e Valeria Del Giudice, due compagni di classe di Giorgio al liceo Umberto I, che si sono sposati fra loro dopo la guerra, cui abbiamo avuto accesso grazie al figlio Flavio.
Le foto sono suddivise in cinque categorie, in modo da rendere l'idea delle tappe e dei contesti che hanno caratterizzato lo svolgimento della vita di Giorgio;
Somalia, che corrisponde ai primi anni di vita di Giorgio, dal 1923 al 1926, dove sono presenti anche foto di Giuseppe Marincola antecedenti la nascita di Giorgio;
Pizzo Calabro, che corrisponde al periodo che va dal 1926 al 1933 ma include anche una foto degli anni '30;
Roma, dove sono presenti foto degli anni del ginnasio, del liceo e dell'università (1933-1941);
Biellese, con foto di vita partigiana dell'autunno 1944;
Bolzano, dove l'unica foto disponibile è quella del corpo di Giorgio all'indomani della strage di Stramentizzo.
La nostra speranza è quella di poter reperire altro materiale e che questo possa accadere anche attraverso questa virtuale appendice al libro.]]></description>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Eventi</title>
		<link>http://www.razzapartigiana.it/index.php?&amp;code=6&amp;event=53</link>
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		<description><![CDATA[Presentazione di "Razza Partigiana"<br />2010-07-31, Nepi (Viterbo)<br />Circolo Arci "Sette Fratelli Cervi" di Nepi]]></description>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Rassegna stampa</title>
		<link>http://www.razzapartigiana.it/index.php?&amp;code=5&amp;article=31</link>
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		<description><![CDATA[il tempo dei LIMONI, ovvero "notarelle sparpagliate
su revisionismi e usi pubblici della storia"<br/>di Gabriele Castoro<br/>Loop. Culture, linguaggi e conflitti dentro l'apocalisse, 2010-05-28<br/>... qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed e’ l’odore dei limoni
(e. montale)
allora, ci sono delle bislacche coincidenze tipo quando vado a passeggiare a torvaianica e incontro FRANCONE
l’amico mio, che non lo vedevo da anni. oppure nel fatto che in questo loop torniamo a ragionare di memorie,
fascismi e cose cosi’ che infatti ve l’avevo promesso tempo fa.
il discorso sarebbe lungo e complesso io invece procedero’ per banalizzazioni tanto nessuno mi dice niente dato che
sono partiti tutti e la redazione è VUOTA.
dunque a proposito di coincidenze ultimamente ho assistito a roma a ben due iniziative su REVISIONISMO, uso
pubblico della storia, e via dicendo. sono rimasto un po’ perplesso.
una era una cosa accademica (ommado’) l’altra era piu’ divulgativa (e c’era pieno di genti anche per l’ulteriore coincidenza
che li’ dove si teneva il convegno c’era tensione, per via di scambi di cortesie e legnate notturne tra fascismi
e antifascismi). quindi OK, pero’ io qui adesso non mi occupo di questo ma di contenuti piu’ generali. e premetto
che di questi tempi un’iniziativa con tutta quella gente di pubblico e’ gia’ GRASSO CHE COLA, un’eccezione nel
quasi NULLA, quindi non c’e’ solo il pessimismo come vedi.
pero’ entrando nel merito, intanto tutt’e’ due queste iniziative aveano in comune la PREOCCUPAZIONE per un annacquamento
della memoria che (intrisa di luoghi comuni) recupera il fascismo come fenomeno tutto sommato positivo,
tipo che mussolini era una rockstar o che in ABISSINIA gli portavamo le cioccolate e le gomme da masticare
ai bifolchi.
vabbe’, una preoccupazione in fondo anche condivisibile, ma cos’e’ quindi che m’ha lasciato perplesso di queste
due iniziative? mi lascia perplesso INTANTO che mi sembrava di stare a iniziative di 10-15 anni fa, che polemizzano
negli stessi modi che si faceva con de felice e violante a meta’ anni novanta o con sergio romano dopo o con PANSA
ancora piu’ dopo (era tipo il 2003). inoltre gli oratori di queste iniziative erano infatti GLI STESSI IDENTICI di 15
anni or sono quando le organizzavamo noi ‘ste cose, solo che nel frattempo sono passati tre lustri e puo’ darsi che a
qualcuno (tipo me) gli viene la voglia di sentire oratori diversi o che a qualcuno (sempre tipo me) gli viene la voglia
di rinfacciare delle cose all’oratori di sempre (ma non lo fo poiche’ sono una persona a modino).
ma facciamo mente locale, cosa e’ successo dall’inizio dell’anni novanta, quando si e’ capito che era un tantino rischioso
abbassare la guardia sul passato poiche’ addirittura in una citta’ come roma, medaia d’oro della resistenza
(vedi quanto conta alla fin fine quasi nulla, questi fregi) dico anche a roma si aggiravano sempre piu’ giovanotti
mussoliniani ipocriniti e spavaldi, e per poco non viene eletto FINI come sindaco.
quali risposte sono state date, vediamo. IN PRIMIS essendo che all’epoca (siamo ai primi anni novanta) ‘sti giovanotti
erano pelatoni coi GRUGNI che talvolta faceano reiteratamente il passo piu’ lungo dell’arto, essi COZZARONO
contro due SONORE RIPASSATE. una dell’ebrei che partirono dal ghetto dopo essersi ritrovati le stelle sulle saracinesche,
l’altra dei compagni sotto a giurisprudenza che pur essendo una manciata sbaragliarono l’intero schieramento.
grazie a questi episodi il fenomeno si e’ arenato per un po’ (lo so fa ride, ma e’ cosi’. poiche’ quando punti tutto sull’estetica
guerriera e poi capita che sono l’altri che ti menano a te, devi giuocoforza tornare a casa per un po’).
IN SECUNDIS visto che le persone che avevano vissuto direttamente i tempi delle guerre e dei digiuni erano
diventate na popolazione de VECCHIETTI (che si sa, cianno spesso il vizio di muorire per sopraggiunti limiti d’eta’)
e’ iniziata una produzione senza precedenti di lavori iniziative film parole libri e una vera ESPLOSIONE di raccolta
di memorie (in neuropsichiatria si chiama SINDROME DI SPIELBERG).
ok. proseguiamo. in particolare da noi a roma dal ‘98 iniziano i VIAGGI dei studenti ai campi di concentramento,
nel 2000 in tutt’italia viene istituita la giornata della memoria, ti ricordi, c’era presidente della repubblica quel trombone
co la FISSA della memoria condivisa (che in italia fa ride) e infatti se ci pensi l’eredita’ maggiore che cia’
lasciato era le PARATE MILITARI ai fori, che ancora le fanno (morte’). nel 2002 veltroni crea il delegato alla memoria,
la storia orale si afferma come metodologia (io direi PURE TROPPO, che a volte non se ne po’ piu’ CIOE’ non e’ che
basta che intervisti tu’nonna o l’amica tua che ha fatto er sessantotto e sei uno storico. in piu’ pochi di quelli che
usano queste fonti si rendono conto del potere senza precedenti che hanno come storici, e che quindi devi essere
ancora piu’ rigoroso ASSAI di prima).
insomma tutta una serie di novita’ che dovevano invertire il fenomeno temuto e le rimozioni. e invece MANCO PER
NIENTE anzi, nel berlusconismo trionfante i luoghi comuni si sono decisamente rafforzati, ne’ ciai piu’ a che fare
solo con bande di rozzi pelatoni (anzi, nelle scuole mi sembra che la situazione si sta a fa’ seria) quindi? quindi forse
e’ il caso di tenere conto di questo, per far diventare le sconfitte delle NUOVE OCCASIONI e non ripetere altri giri a
vuoto.
veniamo all’attualita’. PUNTO PRIMO: come altrove anche qui a roma hai perso le istituzioni. BENE, cosi’ ora non
possiamo piu’ prende sti poveri ragazzi e deportarli nei memorifici polacchi martellandoli coi DOVERI DI RICORDARE
di onorare chi e’ morto per darci la liberta’, col nazismo che e’ il male assoluto, coi tedeschi che facevano i saponi e
tutte le altre assurdita’ che vi giuro le ho viste pure di persona queste cose e ogni volta mi dicevo tra me e me MA
PORI PISCHELLI ma che hanno fatto di male per meritare questa tortura.
non solo, adesso nel palazzo elegante ci sta ALEMANNO quindi ADESSO saranno loro che si faranno lo stesso tipo
di viaggi col loro delegato e li porteranno nei posti che gli pare a loro tipo alle FOIBE o alle fosse di katyn, ahah ben
vi sta. pan per focaccia (tranquilli, tanto da tutto cio’ trarranno principalmente NOIA).
che poi questo e’ il risultato contrapposto ma uguale di trasmettere storia che e’ solo storia di MORTI di stragi di
vittime di terrorismi (che tanto un morto una strage una qualche vittima da onorare anche dall’altra parte si trova
sempre, vale per la guerra come pe l’anni settanta) e quindi forse e’ qui che risiede uno dei motivi del rifiuto dei
ragazzi NONCHE’ dell’annacquamenti dell’opposti estremismi come chiave di lettura del passato nostrano. a ‘sto
punto DIECI VOLTE MEIO l’amici de riccardino che si fanno i sentieri partigiani sul monte tancia, almeno c’e’
l’ARIA BONA.
punto secondo, ok le iniziative CONTRO i revisionismi e le bieche operazioni sulla memoria, pero’ anche qui forse
basta. anzi io ve lo dico, CHE IDDIO BENEDICA I REVISIONISMI le riletture della storia sono INEVITABILI e demonizzarle
fa sorridere. ok spesso sono strumentali (c’e’ persino chi ha il coraggio di rivalutare personaggi loschi tipo
BEARZOT o raimondo vianello o peggio ancora LE DONNE) ebbene noi dobbiamo semplicemente APPROFONDIRE
le nostre riletture e imparare a comunicarle, e smettere di affidarci a versioni COMODE e consolidate che quando
qualcuno le mette in discussione noi ci limitiamo a dire che sono manovre ordite dall’anticristo.
in piu’ mettici pure che i revisionismi avversi e i negazionismi sono stati un grande stimolo per i migliori studi sul
fascismo dell’ultimi decenni. e se i pansa i guiliano ferrara o altri giornalisti o le fiction o il cinema fanno delle riscritture
e narrazioni BECERE bisogna essere in grado di fare narrazioni NOSTRE, possibilmente non altrettanto
becere, e all’altezza comunicativa delle loro.
INFINE, basta pianti sull’attacchi all’insegnamenti della storia nelle scuole. eh lo so mo leggi ‘sta cosa e dici, ma
come vogliono togliere la resistenza dai programmi e ti sembra normale? si, LA TOGLIESSERO, daie. hai avuto le istituzioni
e hai promosso come non mai queste robbe nelle scuole (la verita’ e che l’hai fatto MALE, ma adesso sorvolo,
senno’ il discorso diventa troppo lungo) dicevo hai promosso questi bei progettoni nelle scuole e il risultato e’ stato
pressoche’ NULLO.
quindi ma magari VIETANO pure i libri nostri nelle librerie e ci mettono al bando, cosi’ puo’ darsi che ai ragazzi piu’
svegli gli tornera’ la voglia di leggerli, possibilmente in qualche scantinato segreto. che con questa ossessione del
dover ricordare (che dopo magari ci prendevi pure il bel voto a scuola) si sono fatti solo danni. vuoi vede’ che invece
la memoria come atto di ribellione FUNZIONA?
ecco, nel tuo piccolo allora tu (cioe’ LOOP) cosa fai? loop prende uno dei pochi libri interessanti dell’ultimo periodo
sulla guerra partigiana a roma e in italia, un libro bello e rigoroso (quindi non facilissimo da leggere), un libro che
ricostruisce per quanto possibile la vicenda (travagliata e fichissima) di giorgio marincola, e chiede a chi ci ha
lavorato sopra cosa ha tratto da questa esperienza.
un libro che tra parentesi non ha trovato uno straccio di supporto da parte di chi aveva POSSIBILITA’ di farlo a
livello istituzionale, prima del naufragio (e del trionfo delle destre cittadine). ne’ sono arrivati aiuti dalle associazioni
reducistiche o dalle strutture museali dedicate al periodo di roma occupata (sai che novita’). ma e’ bastato un editore
coraggioso, e il libro e’ diventato comunque un piccolo caso.
e un bel lavoro, come spesso accade, contamina evolve crea germogli, tra i quali il READING di wu ming sul quale
abbiamo scommesso da subito.
una piccola operazione, ma (speriamo) all’altezza delle sfide che ci attendono.
ma tutto questo, alla FIN FINE, per dire cosa? ah gia’, che insomma l’epilogo temporaneo su questi argomenti c’e’
stato il 25 aprile scorso che tra l’altri ci stava PURE la polverini sul palco del 25 aprile, quindi essendo ELLA una che
fino all’altro ieri salutava romanamente, si e’ creata un po’ di maretta tra il pubblico sotto al palco (mi sembra anche
normale). e insomma in conclusione che succede? succede che i’hai tirato i LIMONI, pero’ alla fine chi hai preso?
hai preso zingaretti, cioe’ quello co la faccia piu’ innocua e SALLUCCHIONA del panorama politico cittadino, santocielo.
quindi la morale di questo ragionamento qual e’? e’ che dobbiamo reimparare anche a prendere LA MIRA di
quando tiri i limoni, cosi’ la prossima volta ALMENO si centra il bersaglio grosso. ecco.]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 00:00:00 +0100</pubDate>
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