Il partigiano nero. Dalla Somalia al lager di Bolzano: “Patria è libertà e giustizia”
di Emanuele Piano, «Il Fatto Quotidiano», 2010/04/25
Giorgio nasce in Somalia nel 1923 da Giuseppe Marincola e da una donna somala, Aschirò Hassan. Il padre è un maresciallo maggiore di fanteria che, a differenza di molti altri italiani, riconosce il figlio, a cui aveva dato in nome del nonno, e la sorellina, Isabella, nata due anni più tardi. Sono gli anni dell’ascesa del fascismo, della Marcia su Roma e della deriva razzista del regime di Benito Mussolini. Giuseppe Marincola va oltre e porta con sé i figli in Italia nel 1926. Nel 1938 Giorgio è al liceo “Umberto I” di Roma. La retorica razzista ha toccato il suo apogeo: “Il meticcio – recita il Manifesto sulla Razza – è un essere disambientato fra i bianchi come fra gli indigeni: è un ibrido, è un pericolo”. Marincola ha come docente di Storia e Filosofia Pilo Albertelli, fondatore del Partito d’Azione che finirà fucilato alle Fosse Ardeatine. È Albertelli che, dopo l’8 settembre del 1943, introdurrà Giorgio nelle file della Resistenza. A giugno del ’44 Roma è liberata. Giorgio “volle dare di più″, recita la motivazione della sua medaglia d’oro al valore, e si arruola nei servizi segreti britannici ed è paracadutato sui monti del Piemonte. Ricorda Isabella, sua sorella: “Mio fratello mi disse prima di partire: ‘Isabella noi torneremo in Somalia, così conosceremo nostra madre e il Paese dove siamo nati’. Buon viaggio, Giorgio. Non sapevo che non l’avrei più rivisto”. Giorgio sceglie il nome di battaglia “Mercurio” ed entra nella missione “Bamon”. Opererà a fianco di Edgardo Sogno in azioni di sabotaggio contro autocolonne tedesche e contro le linee ferroviarie. Nel gennaio del ’45 Marincola è arrestato. È portato presso il centro di torture della polizia tedesca a Villa Schneider, Biella. Al piano superiore era installata una radio per trasmettere messaggi di propaganda anti-partigiana. Giorgio viene interrogato in diretta. I nazisti gli chiedono perché lui, italo-somalo, combatta con gli inglesi. Mercurio risponde: “Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori”. La trasmissione viene interrotta dal rumore delle percosse. Trasferito nella primavera del ’45 al lager di Bolzano, Marincola è destinato ai lavori forzati. Liberato il 30 aprile, Giorgio decide però di continuare a resistere e si unisce ai partigiani in Val di Fiemme. Il 5 maggio 1945 i partigiani scoprono l’ennesimo eccidio operato dalle colonne tedesche in ritirata. Quarantatrè morti e 28 case distrutte tra Molina e Stramentizzo. Fra i cadaveri quello di un ragazzo di poco più di 20 anni con indosso la divisa del lager di Bolzano. A noi resta l’immagine di un giovane corpo inerme. Una pallottola lo ha colpito alla schiena entrando sotto la scapola sinistra. Disteso sul dorso, ha gli occhi ancora aperti che guardano lontano. La guerra era finita da due giorni. Isabella invece ci ha lasciato una sera di fine marzo nel suo letto un mese fa.
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